29 marzo 2017

Ricordo di viaggio n° 1 - Occhi d'anice

Una volta su un'isola vulcanica di cui non rivelerò il nome, in mezzo a un Oceano il cui nome non importa, viveva un signore francese. Il fatto che fosse francese è un dettaglio, ma non del tutto trascurabile, come si vedrà.
Visto che il signore è - o era - francese, lo chiameremo, del tutto arbitrariamente, Marcel. Arbitrariamente perché, per certo, Marcel non è - o non era - il suo vero nome.

Marcel viveva sull'isola da svariati lustri. Decenni non si sa, per questo si parla di lustri. Insieme alla moglie aveva aperto una locanda (un albergo, ma di montagna, proprio alle pendici del vulcano). Poi le cose si erano complicate: la moglie si era innamorata di un altro, aveva aperto una nuova locanda non distante dalla prima e, probabilmente, viveva felice e contenta alle pendici del vulcano.

Marcel quasi ogni giorno in tarda mattinata, ovvero tutti i giorni in cui c'erano turisti appiedati in arrivo, scendeva con il suo gippone in paese per andare a cercare gli ospiti e ritirare la spesa eventuale. Una volta depositati i turisti alla locanda si sedeva al tavolo grande con vista sul giardino e ordinava un pastis.
Poi cominciava a intrattenere ospiti e locali, raccontava l'ultimo libro che aveva letto, dissertava di politica internazionale, spiegava il vulcano, il vino e il pastis. E se ne versava ancora.

A volte cominciava a giocare a carte con gli amici. Altre volte qualche ospite o qualche amico lo accompagnava sulla via dell'anice, ma anche i più coriacei dopo un paio di pastis si fermavano. Non Marcel.

Al momento del terzo pastis, dopo le due, le tre del pomeriggio, chiedeva da mangiare. In genere prendeva il piatto del giorno, tanto più che alla locanda si mangiava benissimo e Marcel, ne sono certa, si fidava ciecamente della cuoca.
Arrivato al quinto pastis anche Marcel aveva la bocca impastata, ma trovava ancora il modo di disquisire di Carrère o Littell (quest'ultimo particolare è inventato, non ricordo di che scrittori parlammo, così ci metto i miei idoli del momento).

Dopo il sesto pastis, verso le quattro e mezza o le cinque, Marcel si ritirava nella propria camera a leggere o a meditare o semplicemente a dormire e non ne riemergeva fino alla mattina dopo, quando la sua vita riprendeva secondo il medesimo schema.

Marcel non sembrava felice. Però, mi chiedo ora, la sua era davvero una vita così brutta?








(Nota: l'immagine, che potrebbe essere protetta da diritti d'autore, ma non ne ho trovato traccia, l'ho presa qui http://www.getkempt.com/article/a-summer-drink-you-should-know-and-love-pastis)

1 commento:

Carlo Songini ha detto...

Incredibile....mi viene la pelle d'oca soltanto al ricordo di quell'isola fuori dal mondo e quella locanda col signore francese molto "pastis oriented"��

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